Centro di Ricerca Sperimentale di Pietralata
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Il Centro di Ricerca Sperimentale di Pietralata, situato in via delle Messi d’Oro 156 a Roma, rappresenta una delle strutture più peculiari e controverse del patrimonio pubblico legato alla ricerca biomedica italiana. Sorto come sede distaccata degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO), in particolare dell’Istituto Regina Elena (IRE), il complesso era stato concepito per ospitare laboratori e attività sperimentali di supporto alla ricerca oncologica.
L’edificio si trova nel quartiere Pietralata, in una zona collinare e relativamente periferica della capitale. Il contesto urbano circostante è caratterizzato da una morfologia complessa, con alternanza di aree residenziali, lotti industriali riconvertiti e ampie superfici incolte. L’accesso principale si trova su un tratto in salita di via delle Messi d’Oro, dove il complesso appare come un corpo edilizio di dimensioni consistenti, parzialmente arretrato rispetto alla strada, e riconoscibile per la sua architettura razionale e funzionale, tipica degli edifici pubblici costruiti tra gli anni Ottanta e Novanta.
Dal punto di vista funzionale, il Centro di Ricerca Sperimentale (CRS) era stato ideato come polo d’eccellenza per la ricerca biomedica sperimentale, un’infrastruttura destinata ad accogliere laboratori, uffici scientifici e spazi tecnici a servizio dell’attività clinica dell’Istituto Regina Elena. In origine, la finalità era quella di separare le attività sperimentali da quelle sanitarie propriamente dette, creando un ambiente dedicato alla ricerca di base e alla sperimentazione preclinica, in modo da favorire la concentrazione scientifica e ridurre le interferenze con le funzioni assistenziali.
Tuttavia, già a partire dagli anni Duemila, il centro ha cominciato a mostrare segni di declino gestionale e manutentivo. Diversi rapporti istituzionali, tra cui una relazione parlamentare del Senato del 1998, sottolineavano come la struttura, pur essendo stata recentemente consegnata e dotata di buone caratteristiche funzionali, apparisse già allora “piuttosto trascurata sotto il profilo gestionale”. Uno dei punti critici principali riguardava la scarsa integrazione tra la ricerca sperimentale e quella clinica, con i due ambiti che finivano per operare come entità separate, riducendo l’efficacia complessiva del sistema IFO.
Nel corso degli anni successivi, anche il contesto urbano ha contribuito a rendere il sito meno attrattivo: lungo il tratto di via delle Messi d’Oro, si sono registrati episodi di degrado ambientale e la presenza di discariche abusive, che hanno accentuato il senso di isolamento e di abbandono della struttura. Ciò nonostante, il complesso ha continuato a essere identificato nelle pianificazioni regionali e demaniali come sede strategica per la ricerca, e risulta tuttora di proprietà pubblica, rientrando tra gli immobili affidati agli Istituti Fisioterapici Ospitalieri.
Dal punto di vista edilizio, il CRS di Pietralata si presenta come un insieme di corpi di fabbrica modulari, con volumi articolati attorno a corti e percorsi interni, studiati per garantire flessibilità d’uso e facilità di compartimentazione dei laboratori. Le finiture e i materiali riflettono la destinazione scientifica dell’edificio: strutture in cemento armato, ampie finestrature per l’illuminazione naturale, facciate sobrie e funzionali, spazi tecnici per impianti di climatizzazione e trattamento aria. L’area di pertinenza è recintata e comprende zone di parcheggio e superfici a verde, sebbene alcune di esse risultino oggi in condizioni di scarsa manutenzione.
Nonostante le criticità, il sito conserva un notevole potenziale. La sua collocazione in un quartiere in trasformazione, la disponibilità di superfici già predisposte per attività scientifiche e la proprietà pubblica lo rendono un candidato ideale per eventuali interventi di riqualificazione o rifunzionalizzazione. Un rilancio del Centro di Ricerca Sperimentale di Pietralata potrebbe non solo restituire valore a una struttura oggi sottoutilizzata, ma anche contribuire in modo significativo alla rigenerazione urbana del quadrante nord-est di Roma, creando nuove sinergie tra ricerca, innovazione e tessuto urbano.












